ALBERTO DONATI

PROFESSORE ORDINARIO DI DIRITTO CIVILE

LETTERA APERTA AI PROTESTANTI IN
OCCASIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA RIFORMA
 

Si dice che la celebrazione della ricorrenza della Riforma non possa più avvenire all’insegna della contrapposizione nei riguardi della Controriforma. Tale intento è espresso dalla formula: “dal conflitto alla comunione” (1).
Il tendenziale ricongiungimento della teologia protestante alla teologia papista non è un evento limitato alla sfera della religiosità, alla sfera privata, ma è un evento politico. Il cattolicesimo, infatti, è una dottrina politica che si serve della religiosità cristiana per portare avanti il proprio spaventoso disegno egemonico esteso a tutta l’umanità (2). Il cattolicesimo non è che “papismo”, vale a dire, fascismo teologico.
La riconciliazione tra le due aree avrebbe come conseguenza di proporre il cattolicesimo come religione della società occidentale. Esso, in tal modo, cesserebbe di essere la religiosità della sua parte meridionale (Italia, Spagna, Portogallo, centro e sud America); i risultati della pace di Westfalia, conclusiva della guerra dei trent’anni (1618-1648), verrebbero invertiti.
Per questa via, si avvierebbe anche la saldatura tra i vertici cattolici e le lobbies capitalistiche, non diversamente da quanto accaduto in passato allorché una saldatura analoga avvenne tra quegli stessi vertici e le lobbies latifondiste romane, prima, e feudali, poi.
La valenza politica della confluenza del protestantesimo nel papismo romano è, dunque, di grandissimo rilievo. Per il suo tramite, infatti, la società occidentale si appresta a tornare sotto l’egida papale. Il papismo indurrebbe il tramonto definitivo della cultura che ha posto l’essere umano come depositario di una inherent dignity, tale in quanto portatrice degli inherent rights, avendola definita come “orribile sistema” (“horrendum systema”) (3). Là dove prevalgono gli human rights, connessi all’etica protestante soprattutto arminiana e puritana, regna la pace, la giustizia e la prosperità. Là dove regna la charitas catholica essi sono negati, talché dominano la violenza, l’ingiustizia, la povertà, la superstizione religiosa.
La Chiesa di Roma giunge a questo appuntamento conservando intatta la propria teologia (4), opposta a quella implicata dal testo biblico, talché il Protestantesimo, accedendo al dialogo con essa, contraddice il precetto evangelico: “Se qualcuno viene da voi e non porta questa [i.e., la vera] dottrina, non ospitatelo in casa, né dategli il saluto; poiché chi gli rivolge il saluto, partecipa alle sue opere malvagie” (2 Gv 10-11; vd. anche Fil 3, 18-19).
Si chiariscono così i termini della partita in gioco nella celebrazione della ricorrenza dell’anniversario della Riforma.
Le pagine che seguono sono dirette ad impedire il riavvicinamento delle due aree sulla base di precise motivazioni teologiche che, in realtà, hanno un altrettanto preciso significato politico.
Al riguardo, si pongono alle chiese riformate, in particolare a quella luterana, le seguenti questioni alle quali si può soltanto rispondere o negativamente o positivamente (tertium non datur). Alle risposte negative segue la contrapposizione e il mantenimento della religiosità protestante, alle risposte positive la perdita dell’identità protestante (sola Scriptura, sola gratia; sola fides, solus Christus, soli Deo gloria), la sua confluenza nell’orbita papista, il trionfo della Controriforma, l’apprestamento delle basi per l’instaurazione del Medio Evo capitalistico.

Quaestio prima
Se si possa consentire all’affermazione secondo cui “il Romano Pontefice [...] [è] Vicario di Cristo” (5).

Quaestio secunda
Se si possa consentire che al “Primatus Petri” afferisca il munus regendi nei seguenti termini: l’“ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa [cattolica]” (6).

Quaestio tertia
Se possa consentirsi all’affermazione secondo cui il Papa, in quanto “Vicario di Cristo” (“vicarius Christi”) sulla Terra, benefici della prerogativa della infallibilità (7).

Quaestio quarta
Se possa essere accolta la seguente proposizione: “il Papa [...] è elevato al rango di giudice e di signore sopra la stessa sacra scrittura, sopra la parola di Dio” (8).

Quaestio quinta
Se si possa consentire alla seguente enunciazione: “La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine” (9).

Quaestio sexta
Se si possa consentire sulla seguente proposizione: “Le affermazioni dogmatiche del Concilio di Trento conservano naturalmente tutto il loro valore” (10).

Quaestio septima
Se possa essere condiviso il Credo, nella parte in cui, dopo avere affermato “Io credo in Dio” (11), dichiara: “Credo la Santa Chiesa Cattolica” (12).

Quaestio octava
Se possa essere accolto il dogma “Fuori della Chiesa [cattolica] non c’è salvezza” (13).

Quaestio nona
Se si possa assentire all’affermazione secondo cui: “dichiariamo, affermiamo, stabiliamo che l’essere sottomessi al romano pontefice è, per ogni umana creatura, necessario per la salvezza” (14).

Quaestio decima
Se possa essere ammessa la separazione della Chiesa cattolica dalla società civile e la sua sovraordinazione ad essa, secondo la seguente formula: “La Chiesa, [...] a motivo della sua missione e della sua competenza, non si confonde in alcun modo con la comunità politica” (15).

Quaestio undecima
Se possa essere ammessa la preminenza della civitas Dei catholica (luminare maius) sullo Stato (luminare minus), talché, “il potere civile è sottoposto a quello spirituale [alla Chiesa cattolica] come il corpo all’anima” (16).
Quaestio duodecima
Se possa essere condivisa la qualificazione, data ex Cathedra, degli human rights come “sorgente trabocchevole dei mali” (“causa malorum uberrima”), “prava opinio”, “deliramento” (“deliramentum”), (17), “pestilentissimo errore” (“pestilentissimus error”), “immoderata libertà” (“immoderata libertas”), “somma impudenza” (“summa impudentia”) (18), “morte dell’anima” (“mors animae”) (19), “orrendo [...] sistema” (“horrendum [...] systema”) (20), “gravissimo errore” (“gravissimus error”) (21).

Quaestio tertia decima
Se si possa ritenere “pretestuoso contrapporre i diritti della coscienza al vigore obiettivo della legge interpretata dalla Chiesa” (22).

Quaestio quarta decima
Se possa essere condivisa questa dichiarazione di intenti: “Il traguardo tanto desiderato della piena unità [dei cristiani] non dovrà portare a una piatta uniformità, ma piuttosto all'integrazione di ogni legittima [c.n.] diversità in un'organica comunione, della quale il successore di Pietro [il Papa] è chiamato ad essere il servitore e garante” (23).

Quaestio quinta decima
Se debba essere respinta la seguente affermazione: “Non è necessario assoggettare tutta la Chiesa Cristiana ad una sovranità o ad un Capo indipendenti” (24).

Quaestio sexta decima
Se debba essere rigettata la seguente proposizione: “[...] è evidente che i punti di contrasto tra la Chiesa Protestante e la Cattedra Papale non possono essere composti tramite un Concilio, poiché le loro differenze non sono semplicemente dottrinali, ma attengono al potere, alle dignità temporali e alle ampie rendite” (25).

 

 

ADNOTATIO

Dal protestantesimo al cristianesimo illuministico

Storicamente, tanto il protestantesimo di matrice luterana, quanto quello calvinista, spostano la sovranità religiosa dal vertice pontificio alla base, inducendone, per ciò stesso, la democratizzazione. Entrambi, seppure con motivazioni diverse, sono incentrati sulla valorizzazione del Decalogo, sulla sua priorità rispetto alla charitas sul piano della organizzazione delle relazioni sociali. In ciò, propriamente, la valenza rivoluzionaria e moralizzatrice del Protestantesimo (26).
Per altro, mentre nel contesto del calvinismo a tale democratizzazione è seguita, nel successivo itinerario storico, quella politica, non è stato così per il luteranesimo.
Lutero, infatti, lega la propria Riforma ai potentati economici e politici del suo tempo a ciò significativamente spinto anche dalla sua condanna della “guerra dei contadini” e della relativa teologia.
Non avrebbe potuto essere diversamente poiché è stato grazie al loro appoggio se egli ha potuto implementare la nuova religiosità.
La conseguenza è stata che il potere politico non trovava nella volontà dei fedeli la propria fonte. Si determinava, così, una frattura tra la democraticità religiosa e l’antidemocraticità politica.
Questa visione ha permeato la cultura politica tedesca informando il pensiero di Pufendorf, di Kant, di Hegel, fino alla vigente Costituzione (Grundgesetz) basata, non sugli inherent rights, ma sui Grundrechte, vale a dire, sui diritti fondamentali della persona umana concessi dallo Stato, basata, pertanto, su una visione che la intende come articolazione organica dello Stato stesso (27). Un esempio, elevatissimo, di dispotismo illuminato.
Il calvinismo, invece, prosegue il suo cammino penetrando anche nell’ambiente anglosassone, inducendo la formazione del puritanesimo, l’emigrazione dei suoi aderenti nel nord America, la formazione degli Stati Uniti e, grazie alla teologia di Roger Williams, introducendo la separazione della religione dalla Stato (28), l’affermazione della libertà di coscienza, l’inaugurazione del cristianesimo illuministico (29) sottinteso dalle Constututions statunitensi.
Sia nel contesto luterano che in quello calvinista resta ferma la moralità informata al primato del Decalogo, ma è solo nel secondo che quest’ultimo, a livello costituzionale, viene sostituito dal jus naturale a garanzia della libertà religiosa.
Il Decalogo, infatti, è un testo religioso, in questo senso, di parte, mentre il jus naturale è impresso nella coscienza umana (30) e, quindi, vincolante indipendentemente dalla afferenza razziale e/o religiosa. Se vige il Decalogo, la libertà religiosa è il prodotto della tolleranza (31), mentre, se vige il jus naturale la libertà religiosa è un diritto.
Sintetizzando l’itinerario storico, Lutero, da un lato, separa il cristianesimo dal cattolicesimo romano, dall’altro, sul piano del foro esterno, il Decalogo dalla charitas; Grozio relativizza il testo biblico reintroducendo il jus naturale attestato dalla cultura greco-romana; il cristianesimo illuministico, che matura nel contesto calvinista, opera la sintesi tra questi due versanti elevando il jus naturale a fonte del diritto costituzionale, unificando, sul piano religioso, il Nuovo e l’Antico Testamento, donde la rilevanza del Decalogo e la relegazione della charitas nell’interiorità della coscienza, donde, ancora, la negazione che Gesù di Nazareth sia un “nuovo legislatore” (32).
In tal modo, il giusnaturalismo illuministico accolto nelle Constitutions statunitensi e il giusnaturalismo biblico si unificano nella coscienza dei cittadini e dei fedeli ordinando di conseguenza la società.
Su queste basi, si può affermare che il giuspubblicismo di Lutero non è una inferenza necessaria della sua religiosità. La sua collaborazione con i potentati politici del tempo non è culturale, ma solo dettata dalle contingenze storiche, è relativa a quest’ultime.
Tale ridimensionamento consente di recuperare il rapporto con il calvinismo di Arminio, prima, e di Williams, dopo. La consonanza è oggettiva, deve soltanto essere portata alla luce. Sarebbe così possibile anche avviare la conciliazione tra la religiosità luterana e quella calvinista.

Sistema economico e protestantesimo

L’economia di mercato delle origini, legata alla religiosità protestante (33), è, nel frattempo, transitata verso il sistema capitalistico della produzione, verso la concentrazione nelle mani di una oligarchia, sempre più ristretta, del capitale finanziario e di quello industriale.
La visione democratica tradizionale della società occidentale ne risulta proporzionalmente delegittimata: “L’avvento della globalizzazione [...] ha, in larga misura, vanificato la tradizionale funzione della democrazia, spostando, progressivamente in ambiti transnazionali, sui quali i cittadini dei singoli Stati non possono influire, le sedi in cui si formano le decisioni che toccano i loro destini” (34). La “parabola discendente della democrazia politica” è tale da consentire di parlare di “postdemocrazia” (35).
Il primato assoluto che, nel sistema capitalistico, viene assunto dal profitto in quanto indice della produttività e della efficienza economica, si lega, indissolubilmente, al primato del consumismo. Dalla loro azione congiunta è derivata la dissoluzione della moralità introdotta dal cristianesimo illuministico. Ed infatti, tutto ciò che li ostacola è contrario all’ordine pubblico. L’immoralità è divenuta la fonte che li estende, potenziando, così, lo sviluppo dell’economia, ma, al tempo stesso, inducendo l’involuzione culturale della società.
Il decadimento è evidenziato dalla delegittimazione della famiglia, dalla conseguente diffusione della omosessualità, dall’altrettanto conseguente corruzione delle giovani generazioni, dal ruolo assunto dal nichilismo.
Su questa scia, il protestantesimo ha separato il cristianesimo dall’Illuminismo (36), ha abolito la distinzione luterana tra il christianus ut christianus e il christianus ut homo mundanus (37), ha caducato, quindi, il primato del Decalogo che ad essa era correlato, riportando in auge la “libertà del cristiano” intesa, non evangelicamente, ma come legittimazione del peccato.

Protestantesimo e cattolicità
La decadenza etica dell’area protestante si salda con il cattolicesimo, con questa religiosità che è la più idonea, in ragione della sua millenaria esperienza, a garantire gli interessi delle oligarchie dominanti. Il suo “pirronismo cristiano” (38) si coniuga con il pirronismo laico ormai dominante, riproponendo quella funesta collusione che ha segnato il transito dal cristianesimo delle origini al cattolicesimo, l’auto elevazione del “Vescovo di Roma” a “sovrano del mondo” (39).
Il processo di de-democratizzazione in atto nell’area occidentale, richiede una religiosità corrispondente. L’unità dei cristiani sotto l’egida pontificia soddisfa questa fondamentale esigenza. Ciò è quanto si viene delineando nella celebrazione dell’anniversario della Riforma, del resto, ormai divenuta priva di un attuale significato essendo stato il suo esprit collocato nel deposito della storia.
In altri termini, l’antica e tragica saldatura tra il cristianesimo e la feudalità terriera viene rinnovandosi nei termini del suo congiungimento con la feudalità capitalistica.
L’eteronomia del potere economico e politico rispetto alla base sociale, la negazione degli human rights sorretti dall’etica informata al Decalogo, la definitiva deputazione dell’essere umano al ruolo di articolazione organica dell’oligarchia capitalistica, si saldano, sul piano religioso, con il cattolicesimo, con l’eteronomia del potere religioso, con la negazione di quegli stessi diritti (40), con la sostituzione della fede in Cristo con la fede nel Pontefice, posto come suo vicario, con la riduzione della persona umana a suo “tralcio”.
Questa è, esattamente, la miseria che si nasconde dietro il “sepolcro imbiancato” costituito dall’unità dei cristiani, da questa finalità perseguita dal Protestantesimo sotto la guida del cattolicesimo romano, avente come referente, non il Vangelo, non la teologia complessivamente emergente dal pensiero di Lutero, di Calvino, di Arminio e di Williams, ma il Catechismo della Chiesa Cattolica posto in una relazione di continuità con il Concilio Vaticano I e il Concilio di Trento, vale a dire, con la negazione radicale della Riforma, secondo quanto prescritto dalla Constitutio dogmatica “Dei Verbum”, da questa che è la chiava di lettura del Concilio Vaticano II.

L’alternativa

Il Protestantesimo ha di fronte due vie. Quella, attualmente seguita, che si risolve in un autentico “ricorso vichiano”, vale a dire, nella restaurazione della cattolicità anteriore alla Riforma; l’altra, consistente nella realizzazione di una unità dei cristiani incentrata, come auspicato da Samuel Pufendorf (41), sulla riunificazione dei luterani e dei calvinisti, volta: ad opporre la democraticità protestante alla antidemocraticità capitalistica; a proporre una moralità ragionevole, incentrata sul primato della famiglia (parva respublica), in antitesi alla immoralità pretesa ed imposta dalla lobby capitalistica; diretta, pertanto, a realizzare la “formula della felicità” teorizzata dal cristianesimo illuministico (42), vale a dire, a conseguire, “[le] but [...] de faire parvenir tous les citoyens [...] à un degré toujours plus élevé de moralité, de lumières et de bien-être” (Constitution de la République française du 4 novembre 1848, Préambule) (43).

 

(1) Per la fonte, vd. Donati A., La globalizzazione cattolica. Humanitas sub Pontifice, Armando Armando, Roma, 2015, § 164.

(2) Vd. Donati, ubi supra, Parti V e VI.

(3) Pius IX, Ep. encycl. “Qui pluribus”, 9. Nov. 1846, in Denzinger H.-Schönmetzer A., Enchiridion Symbolorum Definitionum et Declarationum de rebus fidei et morum36, Herder, Barcinone-Friburgi Brisgoviae-Romae, 1976, n. 2785.

(4) Vd. Concilium Vaticanum II, Const. dogm. “Dei verbum”.

(5) Vd. Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1997, n. 882. Vd., altresì, Leo X, Bulla “Exurge Domine”, Errores M. Luther, Error 25, in Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum..., cit., n. 1475: “Romanus Pontifex, Petri successor, non est Christi vicarius super omnes totius mundi ecclesias ab ipso Christo in beato Petro institutus”; vd. anche Errores 26 e 27, ivi, nn. 1476-1477.

(6) Catechismo della Chiesa Cattolica, cit., n. 85.

(7) Ubi supra, nn. 891 e 2035; Codex iuris canonici, can. 749, § 1.

(8) Concetto riferito (e respinto) da Luther M., Adversus Papatum Romae a Sathana fundatum, anno M.D.XLV., in Opera omnia, Tom. VII, Thoms Klug, Witebergae, 1558, f. 451r: “Est enim Papa [...] supra ipsam sacram scripturam, supra verbum Dei, dominus et iudex constitutus”.

(9) Catechismo della Chiesa Cattolica, cit., n. 80; Concilium Vaticanum II, Constit. dogmat. “Dei verbum”, in Enchiridion Vaticanum, EDB, Bologna, 1979, § 10, n. 886.

(10) Ioannes Paulus II, Il 450° anniversario del Concilio di Trento, Discorso, 30 aprile 1995, § 9, in L’Osservatore Romano, 2-3 maggio 1995, p. 11; Concilium Vaticanum II, Constit. dogmat. “Dei verbum”, Proemio, in Enchiridion Vaticanum, cit., Vol. I, n. 872.

(11) Catechismo della Chiesa Cattolica, cit., n. 199.

(12) Ubi supra, nn. 748-975.

(13) Ubi supra, nn. 846-848.

(14) Bonifacius VIII, Bulla “Unam Sanctam”, in Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum..., cit., n. 875: “Porro subesse Romano Pontifici omni humanae creaturae declaramus, dicimus, diffinimus omnino esse de necessitate salutis”.

(15) Catechismo della Chiesa Cattolica, cit., n. 2245.

(16) Thomas de Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 60, a. 6, ad III: “potestas saecularis subditur spirituali [i.e., Ecclesia Catholicae] sicut corpus animae”; Pius IX, Syllabus, Prop. 42 e 54, in Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum..., cit., nn. 2942, 2954; Iohannes XXIII, Litt. enc. “Pacem in terris”, in Enchiridion Vaticanum, Vol. II, n. 20.

(17) Gregorius XVI, Ep. encycl. “Mirari vos”, in Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum..., cit., n. 2730.

(18) Ubi supra, n. 2731.

(19) Ibidem, citando Augustinus (Ep. 105 (olim 166), c. 2 § 10, ad Donatistas, PL 33, 400).

(20) Pius IX, Ep. encycl. “Qui pluribus”, 9. Nov. 1846, ubi supra, n. 2785.

(21) Pius IX, Ep. encycl. “Quanto conficiamur”, ubi supra, n. 2865.

(22) Ioannes Paulus II, Discorso ai partecipanti ad un corso promosso dalla Penitenzieria Apostolica, in L’Osservatore Romano, 17/18 Marzo 1997, § 5, p. 7.

(23) Ioannes Paulus II, Angelus, 21 Gennaio 1996, cit. da Thurian M., Mater Unitatis Maria intercede per l'unità, in L’Osservatore Romano, 2 Marzo 1996, p. 1 e p. 5.

(24) Pufendorf S., Of the Nature and Qualification of Religion in Reference to Civil Society, trad. J. Crull, Liberty Fund, Indianapolis, 2002, Sect. 35, p. 75.

(25) Pufendorf, ubi supra, Sect. 38, p. 86: “[...] it is evident, that the Points in question betwixt the Protestant Church and the Papal Chair cannot be composed by any Council, their Difference arising not barely from Point of Doctrine, but about Domination, Temporal Dignities, and vast Revenues”; Id., Of the Nature and Qualification of Religion in Reference to Civil Society, Translated by J. Crull, Liberty Fund, Indianapolis, 2002, Sect. 35, p. 80 sq.: “[the religious controversies between the Protestants and the Catholics] are so deeply entangled with the Interest of the Popish Monarchy, that it is impossible for the Roman Catholicks to recede an Inch from the point of the controverted Articles, without diminution of their Authority, and endangering their great Revenues; so, that all hopes of an Union betwixt them and the Protestants, are in vain, unless the latter can resolve to submit themselves under the same Popish Yoak which they have shaken off so long ago”.

(26) Per le fonti, vd. Donati A., A., La concezione della giustizia nella vigente Costituzione, ESI, Napoli, 1998, §§ 57-60.

(27) Per le fonti, vd. Donati A., Giusnaturalismo e diritto europeo Human Rights e Grundrechte, Milano, Giuffrè, 2002, Cap. IV.

(28) Per le fonti, Donati A., La concezione della giustizia nella vigente Costituzione, ESI, Napoli, 1998, Capp. IV e V.

(29) Su cui, vd. Donati, La globalizzazione cattolica, cit., § 33.

(30) Ex pluribus, vd. Donellus, Opera omnia, Tom. I, Ad Signum Clius, Florentiae, 1840, Lib. I, Cap. IV, §. IV, c. 21 “justitia dicitur, nimirum vis illa divina et aeterna, fons omnis justi, recti, et boni, quae partem sui insevit mentibus nostris. Haec a Deo in nobis accensa ius praescripsit, dictavit, constituit inter homines, id est ea, quae iusta essent, et ex norma illius iustitiae”; Blackstone W., Commentaries on the Laws of England, III Ed. Revis., Clark, New Jersey, 2003, Vol. I, Introduction, Sect. II, p. 39: “God [...] when [...] created man, and endued him with freewill to conduct himself in all parts of life, he laid down certain immutable laws of human nature, whereby that freewill is in some degree regulated and restrained, and gave him also the faculty of reason to discover the purport of those laws”.
Per una trattazione più estesa, vd. Donati A., Diritto naturale e globalizzazione, Roma, Aracne, 2007, Capp. VI-VIII, X-XI.

(31) Vd. Pufendorf, Of the Nature and Qualification of Religion..., cit., Sect 51.

(32) Vd. il luogo cit., retro, nella nota...

(33) Weber M., L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, I.2, trad. it. P. Burresi, Sansoni, Firenze, 1977.

(34) Galgano F., La globalizzazione nello specchio del diritto, il Mulino, Bologna, 2005, p. 197. Vd. anche p. 200: “Gli ideali di democrazia, per quanto fortemente sentiti, debbono arrendersi di fronte alla realistica considerazione che le regole di democrazia affermatesi entro gli Stati nazionali non sono riproponibili entro la società globale”.

(35) Galgano F., Democrazia politica e legge della ragione, in Contratto e impresa, n. 2, 2007, p. 393.

(36) Per le fonti, vd. Donati, La globalizzazione cattolica, cit., § 163

(37) Per le fonti, si rinvia a Donati A., La concezione della giustizia nella vigente Costituzione, ESI, Napoli, 1998, § 57.

(38) Espressione tratta da Antiseri D., La fede si nutre di scetticismo, in Il Sole-24 Ore, 5 Febbraio 2006, n. 35, p. 36).

(39) Vd. Papini C., Da vescovo di Roma a sovrano del mondo. L’irresistibile ascesa del papa romano al potere assoluto. Frammenti di storia del papato. Dalle origini al secolo VII , Claudiana, Torino, 2009.

(40) Vd., retro, testo e note 15-19.

(41) The Divine Feudal Law: Or, Covenants with Mankind, Represented, Traslated by Th. Dorrington, Liberty Fund, Indianapolis, 2002, Sect. 16 sqq., p. 60 sqq.

(42) Vd. The Declaration of Independence of the United States of America, 1776: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable rights, that among these are life, liberty and the pursuit of happiness”. Per ulteriori riferimenti bibliografici, vd. Donati, Giusnaturalismo e diritto europeo..., cit., § 16.

(43) “il fine [...] di far giungere tutti i cittadini [...] ad un livello sempre più elevato di moralità, di conoscenza e di benessere”.